La fusione tra Corigliano e Rossano non è il tentativo di conquista di un territorio

La fusione tra Corigliano e Rossano non è il tentativo di conquista di un territorio da parte di un comune o di un altro. Continuo a leggere, tra i commenti meno illuminati, quelli di gente preoccupata che rossanesi possano prendersi lavori a Corigliano, o che possano scegliere loro la sede comunale o il patrono o cose del genere, addirittura si potrebbero impadronire del porto… Nulla di tutto ciò potrà essere fatto, nulla di tutto ciò, anche nella più disgraziata delle ipotesi qualora dovesse accadere, non potrà essere cambiato successivamente. Il sindaco e il consiglio comunale, di una eventuale città fusa in qualunque momento potranno decidere di istituire la sede comunale presso il palazzo X in via X ricadente nell’ex territorio di Corigliano o di Rossano, così come il successivo potrà ripristinare lo stato delle cose come era prima. Stessa cosa potrà accadere con tante e tante di quelle scelte che si vorrebbero fare ora, prima della eventuale fusione, che qualunque scelta o regola si volesse imporre adesso, sarebbe facilmente superata subito dopo con un’ordinanza del Sindaco, o una delibera della Giunta Comunale, o con una del Consiglio Comunale. Nessuno ruberà il lavoro di nessuno, nessuno prenderà il potere di nessuno e nessuno si prenderà la terra di nessuno. Conosco io, ma conosciamo tutti noi, tantissima gente che è di Corigliano e lavora a Rossano o che è di Rossano e lavora a Corigliano, e lo fa da tanti anni ormai, per cui quale lavoro dovremmo andare a rubare o dovremmo farci rubare? Ecco perché è pressoché inutile preoccuparsi ora di cose del genere. Semmai, qualora si dovesse arrivare alla fusione, sarà più difficile parlare personalmente con il Sindaco o con gli Assessori, si potrebbe perdere quel rapporto personale con queste figure, in un certo qual modo si amplierebbe il distacco tra esponenti politici e cittadini. Diventerebbero fondamentali, in una eventuale situazione di fusione avvenuta, gli uffici comunali, la loro effettiva funzionalità e professionalità, e su questo ognuno è libero di dire la sua. Personalmente tutto ciò lo vedrei in chiave positiva, nel senso che non dovrò essere un amico del sindaco o dell’assessore di turno per ottenere un documento o l’approvazione di un qualcosa che, se dovessi aver presentato in maniera corretta, mi dovrebbe essere approvato normalmente (senza raccomandazioni per intenderci…). Mi auguro finisca la questua per ogni cosa dall’amico, o dall’amico del parente o peggio ancora con metodi da codice penale. (In fondo in fondo so che comunque, anche con un comune unico tutto ciò sarà difficile a morire, ma almeno mi illudo che possa accadere). Potrei elencare un’infinità di pro e contro delle fusioni tra comuni, ma resto del mio parere, lo status quo non mi piace e il cambiamento potrebbe essere una svolta. Qualunque decisione dovrà essere presa o osteggiata, dovrà essere vagliata in sedi politiche e lì che bisognerà davvero lottare. È la politica l’anello di congiunzione dei quasi 80 mila abitanti dell’eventuale comune unico, ed è quello politico il terreno da conquistare veramente e da fare valere successivamente. Lo scontro è e sarà politico. Quindi, piuttosto che perdervi in chiacchiere, andate nelle sedi dei partiti e fatevi sentire, andate alle riunioni pubbliche e dite la vostra. Con le chiacchiere da condominio fatte nell’androne delle scale, non andrete da nessuna parte. Mi sorprenderebbe se i giovani, soprattutto quelli che hanno studiato e lo hanno fatto anche in altre regioni d’Italia, non votassero per la fusione, mi suonerebbe come un appiattimento culturale e politico magari imposto, piuttosto che ragionato. Superiamo questa letargocrazia nella quale siamo caduti.

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